
Un po’ di tempo fa era uscito un hashtag #iovadodallopsicologo , l’obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione comune sul fatto che dallo psicologo non vanno i “matti”.
Infatti l’esperienza professionale mi dice che le persone “matte”, cioè quelle che hanno dei veri e propri disturbi di personalità, seguono strade psichiatriche (cioè ricoveri in psichiatria o comunità) e che molto spesso dallo psicologo non ci arrivano proprio .. purtroppo!
Ma come mai andare dallo psicologo o sentirsi proporre “puoi andare da uno psicologo” è un’affermazione difficile da dire e da dirsi?
Perchè attiva tante resistenze (cioè dei no)!, te ne propongo alcuni:
- “Ma mica sono matto!“: cioè pensare che il disagio che si prova sia talmente grave da giudicarsi o essere giudicati come “matti”. Con questa affermazione che cosa sta dicendo la persona: afferma che il giudizio è qualcosa di importante forse anche di fondamentale .. Ma ho un dubbio: forse è proprio questo giudizio che crea delle difficoltà nel condurre la vita quotidiana?
- “Ma io faccio da solo!“: sono coloro che devono essere forti a tutti i costi e che non possono mostrarsi deboli (e significa riconoscere che provano delle emozioni quali tristezza e paura). Solitamente non si fidano degli altri perchè si sono sentiti traditi, proprio quando erano tristi e impauriti. Quindi come dargli torto se mi fido di qualcuno poi mi tradirà! Anche qui ho un dubbio: non è che proprio questo fare da soli e caricarsi di responsabilità, condiziona il modo di vivere le relazioni?
- “Ma poi quanto mi costa?“: dietro il discorso economico (che può essere una motivazione reale), si può nascondere il discorso di scoprirsi e ed esporsi. I soldi sono una protezione (se ho soldi mi sento protetto) e perdere dei soldi può causare instabilità, sofferenza, paura. Si è vero andare dallo psicologo costa.. o meglio a me piace parlare di INVESTIMENTO, cioè investo sullo psicologo che scelgo e su se stessi (cioè sulle proprie capacità di tirarsi fuori dal disagio).
- “Ma dopo devo parlare di me e se sto peggio?“: qui si nasconde la paura di soffrire più di quello che già si sta soffrendo. E’ vero per accogliere se stessi ci vuole onestà e il coraggio di prendere in braccio quella parte che dentro di noi è ferita (perchè delle ferite le abbiamo tutti!).
- “Ma se poi non finisce più?“: qui c’è la paura del dipendere, e forse questa persona ha proprio la difficoltà nel mantenere delle relazioni stabili? Un percorso di terapia ha un inizio, un percorso e poi si conclude. E’ compito di entrambe le parti (persona e psicologo) monitorare dove si è durante il percorso. Personalmente penso che una persona che viene in studio ha il diritto e il dovere di scegliere la frequenza delle sedute e quando interrompere la terapia, dal canto mio.. dò la mia opinione professionale in merito!
Come avrai intuito in ogni dubbio che la persona si pone, vi è una proiezione del proprio modo di essere ed anche della propria difficoltà. Quello che mi sento di dirti è di non procrastinare il tuo “disagio” psicologico, perchè il rischio è quello di renderlo più grande e poi può essere più complessa la cura. Di conseguenza anche l’essere sereni diventa più difficile da raggiungere.
Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito a condividerlo,così mi aiuterai a diffondere la cultura del BE YOU TI FULL (cioè tirar fuori il principe e la principessa che c’è dentro di te!).
Se nel frattempo avessi capito che è il momento di prendere in mano la tua vita emotiva e ritieni che io possa esserti utile, contattami. Ti accompagnerò in questo percorso di crescita!
Per concludere, se vuoi, hai tante tante motivazioni per NON andare dallo psicologo.. .. ma alla fine ce n’è solo una per andare: TU!
