“Gent.ma Dott.ssa,
sono una signora di 39 anni e le pongo questa domanda: che cos’è il benessere psicologico? Glielo chiedo perché sono sposata con un uomo che ritengo meraviglioso e ho un bambino di 7 anni che è la luce dei nostri occhi. Sia io che mio marito abbiamo due lavori stabili, che ci permettono un buon tenore di vita eppure… eppure ci sono dei momenti in cui non mi sento appagata e sento di non stare bene emotivamente. Infatti ci sono delle volte che provo tristezza. Grazie per l’attenzione, cordiali saluti.”
S.

Cara S.,
La ringrazio innanzitutto per avermi contattato e per pormi questa bellissima domanda: “ che cos’è il benessere psicologico?”.
Star bene non equivale esclusivamente a non avere disturbi, ma si riferisce all’esser pienamente soddisfatti della propria esistenza. Se ci riflette sia la scienza medica che quella psicologica sono per lo più incentrate sulla cura della malattia o del disagio senza fornire informazioni concrete sul raggiungimento del benessere. Tendenzialmente ogni persona desidera il proprio benessere sia in termini fisici, mentali, sociali e spirituali, ma non è ancora diffusa una “scienza della felicità” che fornisca indicazioni e suggerimenti scientificamente provati su come sia possibile raggiungere il BENESSERE.
A questo proposito voglio portale come esempio la ricerca effettuata in America da parte di uno psichiatra: Robert Cloninger che ha messo a punto un metodo concreto e attuabile per il raggiungimento del pieno benessere psicologico.
Infatti questo psichiatra, come prima cosa afferma che generalmente vi è confusione fra: SENSAZIONI DI PIACERE e DI SODDISFAZIONE. Infatti il loro significato ed effetto è molto diverso: il piacere è una sensazione momentanea che ha breve durata e che deriva dall’esterno (esempio: piacere legato al mangiare un pezzo di torta). La soddisfazione invece è una sensazione duratura che nasce dall’interno di ciascuno di noi, ossia dal raggiungimento di un bene ultimo che per l’individuo ha un significato profondo ed è più importante della situazione contingente (esempio: soddisfazione legata al mangiare un pezzo di torta che ho cucinato io).
Cloninger a questo punto definisce che il benessere può essere costruito, perseverando in quei comportamenti che hanno un valore intrinseco per noi e che ci forniscono una piena soddisfazione, anche se ciò può richiedere di rinunciare ad un piacere momentaneo (esempio: non mangio ora la torta perché devo andare al lavoro, lo farò questa sera insieme alla mia famiglia).
E può immaginare che questa ricerca della soddisfazione non è automatica, ma si tratta di un percorso all’interno del quale può esserci una buca o un’interruzione della strada per lavori in corso e questo ci permette di riprendere la via presa in precedenza con maggiore interesse, godendosi il paesaggio. Quindi è normale avvertire tristezza, specialmente se questa è collegata a degli eventi contingenti.
È logico che come professionista del benessere psicologico mi permetto di normalizzare quanto dice soprattutto perché non ho avuto la possibilità di parlare con lei sulla frequenza, intensità, origini di questa sensazione e sulle manifestazioni comportamentali che possono essere sintomatiche di un disagio più profondo.
Ringraziandola ancora per la sua mail e con l’auspicio di aver esaudito la sua domanda le invio i miei migliori saluti.
Un caro saluto!
Sabina
