
Nel linguaggio della psicologia e psichiatria, invece, la parola “mania” sta ad indicare un disturbo del tono dell’umore, che è caratterizzato da quello che, nel parlare comune, si definisce “essere sopra le righe”, e cioè:
uno stato d’animo di eccessiva euforia, buon umore, allegria
- una esagerata fiducia in se stessi, senza limiti e senza critiche al proprio operato
- progettare continuamente cose da fare nel futuro, e perdere il contatto con la realtà presente
- non stare mai fermi, parlare sempre, non badare a cosa ne pensano gli altri
- essere disinibiti, certe volte sfrontati o addirittura irritanti
- avere tutta una serie di pensieri, che si affacciano alla mente, passano, e poi si perdono, sostituiti da sempre nuovi pensieri e progetti
- provare una gioia di vivere istintiva e certe volte selvaggia
- sentirsi pervasi dalle energie sessuali e cercare di avere una vita sessuale molto intensa
- essere incapaci, talvolta, di portare avanti un discorso complesso, ed essere continuamente distratti da quello che avviene nell’ambiente
- fare continuamente associazioni mentali e saltare da un pensiero all’altro
- sentirsi continuamente spiritoso e vitale, ma, nello stesso tempo, confuso e, certe volte, disperato
In termini psicologici, quindi, si dice che una persona in stato di euforia, sta attraversando una “crisi maniacale”; se la crisi non è molto forte si indica come “stato ipomaniacale”.
Prima di concludere, ricordiamo che nel linguaggio psicologico-psichiatrico, la parola “mania” viene usata anche per indicare un tipo particolare di depressione. Infatti, la depressione più conosciuta, è la cosiddetta depressione semplice o depressione monopolare che è caratterizzata da: tono dell’umore triste, mancanza di stima in se stessi, senso di colpa, rallentamento del flusso del pensiero, incapacità di fare progetti per il futuro, tristezza profonda e pessimismo, sensazione che il tempo non passi mai, difficoltà ad addormentarsi oppure andare a letto prestissimo la sera col desiderio di dormire per sempre, risveglio precoce alla mattina con sensi di angoscia e senso di inutilità della propria vita e desiderio di morte. Ma esiste anche un altro tipo di depressione, che viene chiamata depressione bipolare o sindrome maniaco depressiva o ciclotimia. Chi soffre di questo disturbo, alterna nel tempo delle fasi di tristezza (così come descritte per la depressione semplice o monopolare) con degli episodi maniacali, cioè di euforia e di eccessiva allegria. Tutti questi disturbi, se non invalidano gravemente la vita di chi ne soffre, possono essere affrontati, con una buona percentuale di successo, attraverso lo strumento della psicoterapia, che dovrà essere adattata alle problematiche della singola persona. Se invece, ossessioni, manie e depressioni, rendono impossibile il normale svolgimento di una vita attiva, sarà opportuno affiancare alla psicoterapia, anche la somministrazione di farmaci.
Per concludere, per avere un’idea, anche se un po’ “romanzata”, di come agiscono questi disturbi, mi permetto di suggerire la visione di due film: “Qualcosa è cambiato” di J.L. Brooks, nel quale Jack Nicholson, interpreta la parte di una persona, che soffre di ossessioni in modo grave, e che ha inventato una serie di rituali ossessivi, per cercare di placare la sua ansia e “Mister Jones” di M.Figgis, nel quale Richard Gere evidenzia le sofferenze della depressione bipolare, alternando fasi di tristezza acuta, con fasi di esplosiva vitalità.
